Vorrei riproporlo anche qui perché apre le porte della CO2 a coloro che ci rinunciano, pensando a chissà quali costi e chissà quali complicazioni.
In origine era stato scritto per chi utilizzava già il metodo a fermentazione, ma con la gelatina; per questo motivo, alcune cose sembrano date per scontate, come già acquisite.
Chi si avvicina per la prima volta al metodo a lieviti, è invitato a leggere fino in fondo, soprattutto l'Appendice 2.
Ricordate che la CO2, direttamente o indirettamente, è la cura per l'80% dei problemi di un acquario. E soprattutto, non ha nessuna controindicazione.
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Introduzione
Dopo lunghe esperienze con bottiglie di Coca e colla di pesce, dosaggi, perdite, imbuti, pentolini, bilance e frigoriferi, ho pensato di ricorrere al ben noto Rasoio di Occam per rendere le cose più semplici.
L’evoluzione di cui parliamo mette fine a tutti i problemi della CO2 in gel di cui si è discusso per anni in decine di community, reali e virtuali.
“Hai una perdita?”, “Dove può essere?”,”Quanta colla hai messo?”, “E’ troppo caldo?”,”Metti un foglio in più!”, “No, uno in meno!” , “Mettici un pressacavo!”, “Togli il contabolle!”, ecc. ecc.
Tutto nasce da due idee che vedremo più avanti: il forbox e il tappo a scatto.
Un ringraziamento particolare per Metaldolphin, l'idea del tappo è sua, e da lì è iniziato tutto.
L’impianto sarà invisibile, silenzioso, sicuro, stabile ed efficiente. Sarà realizzabile da chiunque, in circa 20 minuti, senza particolari abilità manuali, con attrezzi che tutti hanno in casa, con materiali che si trovano facilmente in commercio, senza “il cugino che lavora lì” o “l’amico che conosce quello là”.
Per realizzarlo spenderete circa 10 Euro, ma soprattutto vi costerà 50 centesimi a carica.
La frequenza delle ricariche dipenderà dalla capienza dell’acquario e dalla quantità di CO2 erogata, ma possiamo indicare, a stare stretti, una durata di 1 mese a 15 bolle al minuto.
Iniziamo con l’elenco dei materiali. Tra parentesi, i prezzi che ho pagato io.
Elenco materiali
Recatevi in un Bricocenter che abbia un grosso settore Giardinaggio/Agricoltura, ed acquistate:
- 1) Una damigiana da 5 litri con tappo meccanico (€ 3.10 per la damigiana, 0.25 per il tappo). Con 75 cent in più, vi danno anche il cestello antiurto giallo.
- 2) Un tubo da 6 mm, come quello per aeratori. (40 cent a metro)
Per la lunghezza dovrete regolarvi col battiscopa, dall’acquario fino al punto della stanza in cui deciderete di nascondere la damigiana.
- 3) Un raccordo a due vie per microirrigazione (75 cent, in confezione da 5)
Prima di uscire, passate al settore “Elettricità” e comprate:
- 4) Un morsetto da elettricista (“Forbox”) da 10 mm. (€ 2.50 in confezione da 5)
- 4-b) Una spina da 10 Ampère (vedi aggiornamento in fondo all'articolo).
Tornando a casa, fermatevi in una Farmacia, e chiedete:
- 5) Un deflussore per flebo (€ 1.10)
- 6) Una siringa (20 cent)
Come attrezzi, avrete bisogno di:
- Un trapano, meglio un avvitatore a batteria (perché più lento).
- Una punta da 6
- Una pinza da idraulico, detta anche “cagna” o "pappagallo" o "giratubi".
(In alternativa, uno schiaccianoci)
- Un paio di forbici o un taglierino
- Un accendino
Passiamo ora alla realizzazione
Forate il tappo con la punta da 6, inclinandola in modo da evitare il ferro della gabbietta...
...poi fateci passare un’estremità del tubo da 6.
Tagliate una delle due estremità del raccordo per microirrigazione.
Se vi sembra troppo duro da tagliare, incastratene metà nel mandrino del trapano, ed applicateci una lama mentre gira, come fosse un tornio.
Ora incastrate la punta del raccordo nel tubo.
Spingetelo completamente dentro, in modo che il tubo si dilati visibilmente, poi forzate il tutto ad entrare nel foro, con la cagna da idraulico (o lo schiaccianoci).
(CLicca l'immagine per ingrandirla)
Dopo aver incastrato il tubo, provate la meccanica del tappo. La chiusura deve forzare sulla guarnizione; se non lo fa, deformate leggermente la struttura in modo che schiacci di più.
A questo punto, la damigiana è pronta.
Nascondetela in qualche punto della stanza dove non dà fastidio, e fate arrivare il tubetto fino all’acquario, che può essere a qualsiasi distanza.
Non siamo più vincolati dal metro e mezzo del deflussore per flebo, possiamo quindi decidere a nostro piacimento se passare sui battiscopa, sotto di essi, dietro i mobili, sotto una moquette, nelle guaine dell’impianto elettrico…
Per chi ha le pareti bianche, esistono tubi da 6 dello stesso colore, che potrebbero essere fissati sopra i battiscopa mimetizzandosi col muro.
Non badate a spese, sulla distanza. Ricordate che costa solo 40 centesimi al metro.
I più fantasiosi potrebbero anche collocare la damigiana in un'altra stanza, o addirittura portarla in soffitta, in cantina, in garage… Dove arriva il tubo, arriva la CO2.
Passiamo all’estremità opposta, vicino all’acquario.
Spaccate la protezione in plastica del forbox, prendete solo la parte metallica all’interno, aprite completamente la vite ed infilateci dentro il tubo, per almeno 5 centimetri.
Scaldate l’estremità del tubo con l’accendino, e subito, prima che si raffreddi, spingeteci dentro il puntale del gocciolatore per flebo. Non è importante che entri completamente, le fessurazioni stanno solo sull’estremità.
Tagliate a misura il tubo del deflussore, per arrivare fino al diffusore che avrete deciso di utilizzare, e lasciate completamente aperto il regolatore a rotellina, ormai inutile.
(CLicca l'immagine per ingrandirla)
Stringete completamente la vite del forbox, e spingete acqua dall’estremità del tubicino, con una siringa, fino a riempire il gocciolatore per circa metà.
Infine, collegate il tubetto al vostro sistema di diffusione, e l’impianto è pronto.
Attenzione: per evitare di danneggiare il tubo, ripropongo quanto detto nell'articolo sulla CO2 a gel:
Rimediate una scheggia di plastica rigida schiacciando un pennarello per bambini, o altro oggetto simile; poi fate scorrere il forbox fino ad una posizione a voi comoda e stringete la vite, mettendo la scheggia di plastica a protezione del tubo, come da disegno sotto.
Cliccami!
Fase finale: caricamento della damigiana.
Qui c’è la novità principale. Rispetto alla tradizionale bottiglia di Coca, ora abbiamo:
- 1) La perfetta chiusura ermetica del tappo a scatto.
2) La resistenza alla pressione di un vetro da mezzo centimetro.
3) La regolazione precisisa del forbox.
Tutto questo ci permette di rinunciare completamente alla gelatina, tornando all’antico.
La colla di pesce aveva infatti un solo scopo: stabilizzare la fermentazione, riducendo la pressione di esercizio.
Questo rendeva l’erogazione più facilmente regolabile, diminuiva la sollecitazione dei vari elementi dell’impianto riducendo il rischio di perdite e, complessivamente, consentiva maggiore durata.
Ora basterà smontare il tappo a scatto, portare la damigiana nel lavandino, versarci mezzo pacco di zucchero e una bustina di lievito di birra.
Il resto è acqua. Arrivate fino a dove la sezione comincia a stringersi, circa 4 litri.
Per essere più sicuri, sciogliete il lievito in un bicchiere con acqua tiepida zuccherata, e versatelo nella damigiana per ultimo, dopo che nel bicchiere si sarà formata una schiumetta (3-4 minuti).
- - Niente pentolini.
- Niente tempi di raffreddamento.
- Niente dosaggio diversificato per stagione o area geografica.
- Tempi di attesa molto ridotti.
- Niente bilance o misurini, si fa tutto a occhio.
- Costi ridotti (la colla era il componente più costoso).
- Erogazione stabilissima. (Gli oltre 30° di Luglio e Agosto possono creare qualche problema. Siate comprensivi.)
... E dulcis in fundo, dite "addio" alla temutissima SCHIUMA, che non si formerà più, se non in misura irrilevante.
Buona parte della schiuma che vedevamo prima era causata dai residui organici della colla di pesce, e accentuata dalla modesta superficie della bottiglia rispetto alla damigiana.
Basterà aspettare due - tre ore, aprire il forbox e regolare le bolle
Unico problema (già verificato in due acquari diversi): il giorno dopo, l’erogazione cesserà.
Bisogna armarsi di cacciavite e regolare di nuovo il morsetto.
E’ possibile che sia necessario rifarlo una terza volta, dopo altre 24 ore, poi tutto regolare, fino all’esaurimento della damigiana.
Appendice 1: Consigli per la sicurezza
Com'è noto a tutti, il vetro resiste bene alla pressione ma pochissimo agli urti.
Se un oggetto contundente colpisce la damigiana, mentre dentro ci sono 5 o 6 atmosfere di pressione, non dev'essere piacevole trovarsi nelle vicinanze...
Il problema può essere risolto in diversi modi.
Ognuno di noi conosce perfettamente la propria abitazione, il proprio arredamento e le abitudini della propria famiglia, quindi non pretenderò di dirvi io quale soluzione scegliere.
Mi limiterò a farne un elenco, sottolineando che nulla osta di usarne più di una contemporaneamente, o inventarne di nuove su iniziativa personale:
- 1) Collocare la damigiana in un punto nascosto e inaccessibile.
2) Tenerla in uno scatolone, o in un contenitore di polistirolo.
3) Chiuderla dentro un mobiletto, ad esempio il supporto dell'acquario.
4) Realizzare un'apposita cassettina di legno. (Siamo bricolagisti, no?)
5) Avvolgerla con diversi giri di BollimBall (materiale da imballagggio a bolle d'aria)
Ci sarebbero anche altre soluzioni, ma sono "passive"; evitano danni dopo che la damigiana si è rotta, ma non gli impediscono di rompersi (nastri adesivi, pellicola, buste di plastica.)
Per questo tenderei a sconsigliarle.
Appendice 2: Per chi non ha mai usato il gel
In seguito al successo di questo metodo, qualcuno ha deciso di provarlo direttamente, senza avere alcuna esperienza con il più comune sistema a gelatina.
Questa guida va pertanto integrata con alcuni consigli di preparazione, ringrazio Stef84 per avermelo segnalato.
Mi limito a riportare una mia risposta da una conversazione con lui, visto che è stata giudicata sufficientemente esaustiva:
Quando versi l'acqua nella damigiana, la sua stessa caduta la arricchisce di Ossigeno, specialmente se il tuo rubinetto ha un aeratore (o rompigetto).
Se l'acqua è tiepida parte anche prima, ma non calda, solo tiepida.
Io metto acqua fredda per circa due terzi, poi apro il rubinetto di quella calda (50-60°) e finisco di riempire.
A contatto con quella fredda che c'è già, si miscela all'istante sui 25° o poco più.
A quel punto, i lieviti cominciano a riprodursi fino al raggiungimento dell'equilibrio (fase aerobica).
Esaurito l'Ossigeno, cominciano a nutrirsi di zucchero iniziando la fermentazione alcolica (fase anaerobica).
E' da quel momento in poi che cominciano a produrre CO2. Per questo la produzione non comincia istantaneamente.
Se vuoi che parta più in fretta, è sufficiente che butti dentro acqua con forza, creando una grossa turbolenza dentro la damigiana; meglio ancora se monti un rompigetto sull'uscita del rubinetto. Si trova a pochi centesimi anche nei supermercati.
In piena Estate bisogna fare il contrario.
Il lieviti si riproducono troppo, quindi va usata solo acqua fredda e va versata lentamente. Io svito anche il rompigetto.
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Sistema di diffusione a costo zero
Per completare l'opera, propongo il solito sistema Venturi per diffondere la CO2 in modo efficacissimo.
Il disegno qui sotto spiega più di mille discorsi:
(CLicca l'immagine per ingrandirla)
Buon lavoro!
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Aggiornamento del 29 Maggio 2012.
La nostra utente Annabc propone un'alternativa al forbox decisamente interessante, di cui ci fornisce anche le foto.
E' sufficiente acquistare una spina da 10 Ampère a meno di un Euro, in qualunque ipermercato, e far passare il tubo della CO2 nello "stringicavo" (o antistrappo):
Nella maggior parte delle spine in commercio, per arrivare alla chiusura totale del tubo è necessario montare alla rovescio la parte mobile dello stringicavo.
Secondo l'esperienza di Annabc, si ottiene una maggiore precisione perché si agisce su due viti invece di una.
Consiglia di usare questo regolatore in abbinamento al forbox, anziché in sostituzione.
Per ottenere un lavoro perfetto anche nell'estetica, lei ha forato il guscio della spina in corrispondenza delle viti, poi ha richiuso tutto rendendo invisibile il "rubinetto" così ottenuto:
Nel congratularmi per l'idea, la ringrazio per avermi concesso le foto.








