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Egeria densa (ex Elodea): la Natura ci ha fatto un regalo.

Articolo piante per acquari Egeria densa ex Elodea

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Moderatore: Rox

Egeria densa (ex Elodea): la Natura ci ha fatto un regalo.

Messaggioda Rox » 28 febbraio 2012, 13:31

Se potessimo fare un sondaggio su qualche migliaio di acquari, ci accorgeremmo che l'Egeria densa è probabilmente la pianta più diffusa in questo hobby. Se non fosse proprio al primo posto, sarebbe certamente tra le prime tre o quattro.
Nel ringraziare Emix per le foto concesse, vediamo di capire i motivi di tale enorme successo.

Egeria densa lussureggiante.JPG
Foto di Emix

L'aspetto.

Di sicuro, non è il valore estetico che ci porta a metterla in vasca.
Innanzitutto è una pianta che sviluppa poche ramificazioni e si estende solo in lunghezza (ne ho vista personalmente una di 2 metri e mezzo).
Le foglie rimangono piccole e spesso si diradano con internodi lunghi; il colore è il solito verde uniforme.
Nessuno la impiega in un ruolo da protagonista, viene sempre collocata lateralmente o sullo sfondo, a fare da cornice ad altre specie considerate più attraenti.

Ad essere pignoli, va detto che è una pianta molto adatta a questo ruolo di contorno, ma è anche vero che la concorrenza è piuttosto agguerrita.
Ci sono parecchie piante che hanno un aspetto molto simile, a tal punto da creare problemi nel riconoscimento, ogni volta che vediamo una foto panoramica.

Per riconoscerla meglio, facciamo un gioco...
...Ripetete con me: "Non è un'Egeria densa" ...Siete pronti?

1) Controllate che abbia foglie sessili, ovvero con la base direttamente attaccata al nodo.
Se vedete un picciòlo, non è un'Egeria densa.

Foglia di Egeria densa.jpg
Foglia di Egeria densa

2) Nella parte bassa, le foglie devono essere 4 per ogni verticillo, disposte a croce se viste dall'alto.
Se ce ne sono 3, è probabilmente un'Elodea canadensis. Se ce ne sono 5 o 6, si tratta forse di un'Hydrilla verticillata.
In entrambi i casi, non è un'Egeria densa.

Elodea canadensis venduta per Egeria densa.JPG
Elodea canadensis venduta per Egeria densa
Foto di Metaldolphin

3) Le 4 foglie devono essere tutte raggrupate sullo stesso nodo. Se sono alterne, potrebbe essere una Mayaca fluviatilis.
Di sicuro, non è un'Egeria densa.

Verticillo di Egeria densa.jpg
Verticillo di Egeria densa

4) I bordi delle foglie devono essere lisci.
Se vedete dentellature, è probabile che sia un'Egeria najas... ma non è un'Egeria densa.

Egeria densa - Apice.JPG
Bordi perfettamente lisci
Foto di Specy

Le foglie non devono essere 4 per forza, dappertutto. Quando la pianta arriva in superficie, con parecchia luce e CO2, le foglie possono diventare 5 anche sull'Egeria. Eccezionalmente anche 6, se i nutrienti sono abbondanti.
Se volete aiuto dal forum, per riconoscerla, fate una foto molto ravvicinata, possibilmente sulla zona inferiore, dove gli internodi sono più lunghi. Si deve vedere bene il singolo verticillo.

Ma perché è così importante che sia un'Egeria densa?
Lo vedremo nei punti successivi, quindi passiamo subito al prossimo.

La temperatura

Com'è noto, le piante sono ben più tolleranti dei pesci alle escursioni termiche. Tuttavia, anche loro hanno dei valori limite oltre i quali non si dovrebbe andare.
Beh... non so se esiste, al Mondo, una pianta con maggiore adattabilità dell'Egeria densa, nei confronti del clima.

Originaria dell'Argentina, ha colonizzato tutto il continente americano fino alle zone meridionali del Canada.
Cresce senza problemi tra i 12 e i 27 gradi. Oltre tali valori rallenta un po', ma cresce lo stesso.
Quando si scende sotto i 7-8 gradi o sopra i 33-34, la pianta si blocca... ma sopravvive ugualmente!
Poi riprende il suo normale ritmo, appena si rientra nei suoi limiti.

Si racconta di gente che la tiene in laghetti con mezzo metro di profondità, che a Gennaio gelano e a Luglio formano minestroni. Lei è sempre lì, non l'ammazzi nemmeno col napalm.

Il fondo

L'Egeria cresce senza problemi su qualsiasi tipo di fondo, fertile o inerte che sia, perfino sulla sabbia.
In realtà, non ne avrebbe nemmeno bisogno, visto che cresce anche galleggiante. Assorbe tutti i nutrienti direttamente dall'acqua, e usa le radici solo per ancorarsi.
In acquario, non essendoci corrente, non avrebbe neanche bisogno di mantenersi in posizione.

Qualcuno la tiene con la base incastrata tra due legni, oppure la infila in un cannolicchio ceramico.
Lo scopo è quello di semplificare la potatura, lasciando sempre la parte più alta e rigogliosa, senza doverla ripiantare ogni volta nel terreno.

L'acidità e la durezza

Per aver attraversato le Americhe, da un emisfero all'altro, l'Egeria dev'essersi necessariamente trovata in acque diversissime tra loro.
Quante volte abbiamo sentito "Non mettere i Cardinali con i Guppy"? Sappiamo bene quanto siano differenti le acque del centroamerica da quelle amazzoniche. Tuttavia, la nostra Egeria può stare tranquillamente con entrambi.
Può capitare di trovarla nella varzèa insieme ai discus, a 30 gradi e pH sotto il 6.
Poi la rivediamo tra i Platy, nelle acque salmastre dello Yucatan.
Infine la ritroviamo nelle acque calcaree del Missouri, con i Tanichtys, sotto i 15 gradi.

La capacità di adattamento di questa pianta ha portato più volte a rischiare il disastro ecologico, quando ad opera dell'Uomo ha attecchito, come organismo alieno, in territori dove prima non esisteva.
Attualmente è presente in varie zone del Mondo, compresa l'Italia.
Il Governo degli Stati Uniti spende diversi milioni di dollari ogni anno, per liberare i fiumi principali da quella che considera un'infestazione.

Egeria infestante.jpg

I problemi che crea alla navigazione sono evidenti in questa foto:

Egeria su motore.jpg

A questo punto, forse, si comincia a capire qualcosa, sul successo dell'Egeria in acquariofilia.
Ma non è affatto finita, anzi...
Andiamo avanti.

Il carbonio e la velocità di crescita

Esempi di conversazioni tra acquariofili:
    - Quella è una Limnophila, è normale che cresca rapidissima. E' veloce quasi quanto l'Egeria.
    - Hai un Myriophyllum? Non hai idea di quanto sia veloce a crescere. Forse anche più dell'Egeria.
    - Aggiungi una Cabomba? Ma non ti basta l'Egeria, da potare continuamente?
Potrei continuare, ma credo che il concetto si sia capito. La nostra piantina ha una tale velocità di crescita da esserne diventata un simbolo, un punto di riferimento.
Tuttavia, vi capiterà di leggere che può essere coltivata senza immissione di anidride carbonica. Come è possibile?

Sappiamo che le piante sono fatte di carbonio per quasi la metà. Solitamente, quelle che vivono senza CO2 sono a crescita lenta; lo diventano anche le specie rapide, quando non ne hanno un apporto artificiale.
L'Egeria densa rallenta solo un po', ma se l'acqua è sufficentemente dura continua a crescere che è un piacere.
Vediamo di capire come ci riesce.

Esiste un fenomeno biochimico chiamato "decalcificazione biogena", in cui le Hydrocharitaceae (la sua famiglia) sono specializzate.
Tale processo consiste nella scissione del carbonato di calcio, abbondante in molte zone del pianeta, per procurarsi il carbonio necessario alla crescita.
Per riuscirci, la pianta richiede un'elevata quantità di energia; quindi l'illuminazione deve essere piuttosto forte.
Va da sè che ricorre a tale espediente solo in mancanza di CO2. A nessuno piace faticare quando non serve.

Questo spiega certe frasi, che talvolta si leggono in giro: "l'Egeria densa richiede acque dure ed alcaline".
Non è affatto vero. Con l'aiuto della CO2, può crescere tranquillamente in acque acide, con durezze piuttosto basse.
Ma è chiaro che il carbonio deve trovarlo, in un modo o nell'altro. La sua velocità di crescita lo impone.

L'Egeria come indicatore

Questo è forse l'aspetto più importante di questa pianta, che la rende davvero insostituibile in acquario.
Con un po' di esperienza, l'Egeria ci segnala diverse carenze in tempi brevissimi, prima che possano esserci danni per le altre piante.
In particolare, è un'ottima spia per nitrati e fosfati, ferro, zolfo e anche potassio.

Nitrati e fosfati: l'Egeria ne divora in quantità molto alta.
Quando si avvicina alla superficie, in abbondanza di luce, se i nitrati sono alti gli internodi si accorciano sensibilmente.
La pianta sviluppa foglie lunghe, molto fitte, di un bel colore brillante.
In questa foto ne vediamo una che vive con oltre 50 mg/litro di nitrati:

Egeria densa - nitrati alti.jpg
Foto di Emix

In quest'altra, uno stelo proveniente dalla stessa madre, ma in un acquario con nitrati sotto i 10 mg:

Egeria densa carente di nitrati.jpg
Foto di Emix

In entrambi i casi, stesso protocollo di fertilizzazione, immissione di CO2, durezze basse e pH sul 6.
Si potrebbe pensare ad una carenza di luce, ma quella Cabomba furcata sembra dire il contrario.

Evidentemente adora i nitrati alti, e può anche permetterselo.
Produce infatti sostanze allelopatiche che contrastano lo sviluppo algale.
Con una sua presenza significativa, ben difficilmente vedrete alghe nell'acquario, a meno che non abbiano prevalso prima che la pianta riuscisse a svilupparsi.
Ovviamente, non ne bastano due steli per ottenere tali effetti, ma è così facile da riprodurre che in poche settimane se ne può avere una quantità notevole.

Ferro: una sua mancanza riduce la produzione di clorofilla. Per aumentare la superficie esposta alla luce, la foglia tende ad arricciarsi verso lo stelo, aumentando la curvatura del cosiddetto "ombrello".
Se la carenza persiste, gli apici fogliari ingialliscono e poi anneriscono.
Questi sono segnali evidenti che il ferro è esaurito. Magari le altre piante stanno ancora benissimo, perché hanno maggiori riserve, ma l'Egeria ci avverte in modo immediato.

Zolfo: è quasi impossibile che nell'acquario manchi, ma se dovesse succedere è proprio l'Egeria a dircelo.
Le foglie maggiormente illuminate virano sul rosso, a causa delle antocianine che tendono a prevalere sul naturale pigmento verde. Questo fenomeno non va confuso con la produzione di carotenoidi, tipica di altre specie.

Per una Ludwigia repens, o un'Hygrophila polysperma, è del tutto normale che ci sia un arrossamento sotto luce forte.
Ma un'Egeria rossa è del tutto innaturale. È una pianta che sta morendo per grave carenza.
Fortunatamente, in qualunque fertilizzante lo zolfo è normalmente in eccesso, sia tra quelli commerciali che tra i PMDD.

Potassio: La carenza di questo elemento viene segnalata soprattutto dallo stelo, che diventa sottile, scuro e gommoso.
Durante la potatura, dovrebbe tagliarsi di netto premendolo tra l'unghia del pollice e il polpastrello dell'indice.
Se il taglio richiede le forbici, significa che il potassio è insufficiente.

Ovviamente, ci sono altre piante che possono essere usate come segnalatori, per individuare le carenze, ma nessuna lo fa in modo così completo, veloce ed efficace.
Se un'Alternanthera vi dice che manca il ferro, significa che la carenza è già in atto da un paio di settimane.
Lo stesso si può dire delle Bacopa, quando manca il potassio.
L'Egeria, invece, vi avverte subito.
Le sue reazioni sono sempre velocissime, qualunque intervento facciate.

Consigli per la coltivazione

Ci sono parecchi motivi che rendono l'Egeria densa un'alleata insostituibile, ma per ottenere tutto quello che può darci è meglio seguire alcune regolette.

1) Non mettetela mai a centro vasca. Formerebbe in pochi giorni un groviglio inestricabile, che farebbe deperire le altre piante per mancanza di luce.

2) Se la scegliete per non usare la CO2, tenete d'occhio GH e KH, almeno ogni mese. Se la presenza di Egeria è notevole, anche ogni settimana.
Ricordate che assorbe carbonati dall'acqua, se non trova anidride carbonica a sufficienza.

3) In acque dure, ad esempio con i Poecilidi, la decalcificazione biogena produce una patina bianca sulle foglie.
Non è sintomo di un problema, ma solo l'eccesso di calcio che la pianta espelle.

4) Ricordate che l'adattamento è la fase più difficile, per qualunque pianta. Se decidete di non introdurre CO2, non piantatela subito sul fondo, ma lasciatela galleggiante per una settimana o due.
La zona vicina alla superficie è quella con più luce. Ne avrete bisogno, se volete che la pianta ricavi carbonio dal calcare.

5) Non esagerate nel ripiantare le potature, finché non avrete imparato a conoscerla. Ci mette poco ad occuparvi tutta la vasca, e non tutti possono dedicare ore a potare le impenetrabili foreste che forma.

6) Si tratta di una pianta fortemente allelopatica. Abbiamo visto come questo sia vantaggioso per contrastare le alghe, ma può essere un problema anche per le altre piante.
È quindi preferibile evitare un suo abbinamento con specie aliene alla sua area geografica.
Nelle combinazioni da Asia tropicale scegliete i Ceratophyllum, che hanno pressappoco le stesse virtù.

7) Il veloce assorbimento di nitrati e fosfati può creare problemi durante l'avvio, quando non ci sono pesci a produrre inquinanti.
E' possibile che la maturazione del filtro venga ritardata sensibilmente, da piante così rapide.
Se volete inserirla subito, potrebbe rendersi necessaria una somministrazione artificiale di nitrati e fosfati.
Consiglio di metterla in vasca poco prima dell'introduzione dei primi pesci.

8) L'unico problema che riesce ad uccidere un Egeria densa è la classica "marcescenza dal basso" ; fenomeno abbastanza comune ma su cui non si hanno certezze.
In alto, la pianta sembra in ottima salute, tuttavia non cresce.
I nitrati cominciano ad aumentare, perché l'assorbimento è cessato.
Lo stelo ci appare leggermente più giallo, ma non sembra nulla di preoccupante finché non lo tocchiamo.

Ci si accorge del fenomeno quando si cerca di potarla: lo stelo ci resta in mano sfilacciato, senza aver fatto alcuno sforzo.
Esistono varie ipotesi sulle cause, ma nessuna realmente dimostrata.
Probabilmente ci sono diverse ragioni che si sovrappongono. A me è capitato in piena Estate, dopo due-tre mesi oltre i 30 gradi, ma un solo caso non è certo sufficiente a ricavare una regola generale.

Fortunatamente, si conosce con certezza la soluzione del problema: è sufficiente tagliare la parte superiore ancora sana, per poi ripiantarla buttando via la parte vecchia.
Il fatto che la nuova talea riparta a razzo, senza alcun problema, rende ancora più misteriosa la ricerca delle cause.

9) Per diversi motivi, è la pianta ideale per l'acquario dei Carassi (cosiddetti "Pesci rossi").
È tra le pochissime specie che non vengono mangiate da loro, ed è sicuramente quella che assorbe più rifiuti (molto importante, dato il carico organico di un Carassio).

Conclusione

Se la terrete in un acqua ricca di nitrati e fosfati, limitando i cambi d'acqua, otterrete grandi soddifazioni anche dal punto di vista estetico.
Vi accorgerete che non è affatto brutta, anzi, potrebbe attirare su di sè tutti gli sguardi, con quel suo aspetto lussureggiante.
Questa foto spiega chiaramente ciò che potete aspettarvi.

Egeria densa - variazione nitrati.jpg
Foto di Emix

Si vede chiaramente la differenza tra le parti più vecchie, cresciute con cambi d'acqua frequenti e scarsità di inquinanti, rispetto alle parti più nuove, sviluppatesi con i nitrati a 50 mg/litro.
Se vi piacciono pesci particolarmente sensibili, come discus o ramirezi, forse dovreste indirizzarvi su piante più adatte.

Buona coltivazione!
Link utili:
- Tabelle di calcolo per la CO2 in acquario
- Effetto tampone: spiegazione semplificata
- PMDD: fertilizzazione facile ed economica
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- Alternanthera cardinalis
- Bacopa australis
- Cabomba aquatica
- Cabomba furcata
- Egeria densa
- Helanthium bolivianus (più noto con il vecchio nome "Echinodorus tenellus")
- Myriophyllum aquaticum
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