Ciò nonostante, la normale fertilizzazione ne introduce concentrazioni più che sufficienti, sotto forma di ione solfato, ed è piuttosto raro che se ne abbiano carenze.
Le piante sono formate da zolfo per circa lo 0.1-0.2% del loro peso secco, ma in alcune specie tale valore può arrivare anche a 0.4.
CHIMICA: lo zolfo è l'elemento numero 16 della Tavola Periodica.
Ha un peso atomico di 32 u.m.a. e cristallizza in varie forme.
È leggero, di colore giallo intenso, facilmente infiammabile.
In combinazione con l'ossigeno forma lo ione solfato SO42-, ovvero la forma in cui viene assorbito dalle piante.
DIFFUSIONE: in Natura è diffusissimo nelle zone vulcaniche; si trova in abbondanza nelle immediate vicinanze dei crateri.
Oggi, molto dello zolfo che usiamo viene dall'industria petrolchimica, che lo estrae dal petrolio come prodotto di scarto.
IMPIEGO COME FERTILIZZANTE: in acquario viene introdotto sottoforma di ione solfato.
Curiosamente, non lo immettiamo mai allo scopo di fornire zolfo, ma sempre come effetto collaterale della somministrazione di altri elementi.
Il caso più comune è il solfato di magnesio, noto come "Sale Inglese", che viene impiegato per introdurre magnesio, ma inevitabilmente apporta anche zolfo.
Come abbiamo visto nella scheda sul magnesio, tale elemento può essere talvolta introdotto come carbonato.
In tal caso è bene procurarsi del solfato di potassio, per evitare carenze di zolfo.
Solfato di potassio
FUNZIONI: partecipa indirettamente alla produzione di clorofilla, ma oltre a questo è costituente di quattro importanti amminoacidi; è quindi essenziale come l'azoto, per la crescita dei tessuti della pianta.
E' estremamente importante per le potature ripiantate, che devono formare nuove radici.
Si tratta di un elemento plastico, cioè strutturale.
Una volta che ha esaurito la sua funzione, resta dov'è; la pianta non può più spostarlo. Se ne ha bisogno in altre zone, deve per forza assorbirne dell'altro.
SOMMINISTRAZIONE: dal momento che viene introdotto come composto, per introdurre altri elementi, non è possibile regolarne la quantità.
Solitamente, tale somministrazione lo porta ad essere sempre in leggero eccesso, ma non a tal punto da creare problemi.
Si consiglia comunque di tenere in vasca almeno una specie che ne sia piuttosto esigente, in modo che da evitare che tali eccessi possano accumularsi.
SPECIE ESIGENTI: abbiamo visto che lo zolfo è importante nella generazione delle radici, pertanto è richiesto soprattutto dalle piante a stolone, il cui apparato radicale è in continua crescita.
Oltre a queste, è noto che i Ceratophyllum e l'Egeria densa producono composti allelopatici a base di zolfo.
CARENZE: trattandosi di un elemento plastico, la pianta non può spostarlo, pertanto saranno le parti più giovani a risentire di eventuali carenze.
Il sintomo principale è un ingiallimento generale di tutta la foglia, oltre ad uno sviluppo vegetativo più lento.
L'Egeria densa vira verso il rosso per le produzione di antocianine, ma non si tratta del solito "effetto abbronzatura" che riguarda moltissime specie; è un segno di carenza che solitamente ci avverte dell'imminente morte della pianta.
ECCESSI: un eccesso nocivo di zolfo è difficile da raggiungere, bisognerebbe farlo apposta.
Si tratta di un elemento molto ben tollerato da tutte le piante.
Se ci si dovesse arrivare, gli effetti si manifestano sulle foglie più giovani, che appassiscono e si staccano in pochissimo tempo.
Ricordiamo che i solfati hanno una leggera incidenza sull'alcalinità dell'acqua (KH) anche se non nella stessa misura dei carbonati e bicarbonati.
NOTE: il nome "zolfo" sembra derivare dall'Arabo e significa semplicemente "giallo"; tuttavia, tale elemento è conosciuto da epoce antichissime e ci sono poche certezze sull'origine del nome.
CURIOSITA': per la sua infiammabilità, è uno dei componenti fondamentali della polvere da sparo.







