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Il Genere Alternanthera

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Moderatore: Rox

Il Genere Alternanthera

Messaggioda Rox » 7 dicembre 2011, 12:24

Prima parte: informazioni generali

Introduzione

Immaginiamo di fare qualche domanda secca, a bruciapelo:
- Trovami qualcosa di rosso nel corpo umano... "Il sangue!"
- Trovami qualcosa di rosso tra i cibi... "il pomodoro!"
- Trovami qualcosa di rosso nello Sport... "la Ferrari!"
- Trovami qualcosa di rosso in gioielleria... "il Rubino!"
Ma se dite ad un acquariofilo: - Trovami qualcosa di rosso nell'acquario...
La risposta sarà: "l'Alternanthera!"

Non è l'unica pianta rossa, ovviamente, ma anche a tavola ci sono altri rossi oltre al pomodoro; stesso discorso per la Ferrari, per il Rubino e per il sangue.

L'Alternanthera è la prima pianta a cui si pensa quando si parla di rosso, i meno esperti non sanno nemmeno che ce ne sono altre; talvolta, davanti ad una Ludwigia glandulosao una Rotala macranda, ti senti chiedere "Di che varietà è, quell'Alternanthera?".
E' quindi necessario approfondire la conoscenza su tale specie, perché il suo aspetto affascinante porta un sacco di gente ad introdurla nel proprio acquario, senza sapere che non è esattamente facilissima da coltivare.

Dal momento che gli esperti non hanno bisogno di questo articolo, lo rivolgerò essenzialmente ai principianti.
Mi limiterò pertanto a parlare delle cinque varietà più diffuse nei negozi di acquaristica, tutte più o meno rosse e tutte provenienti dall'Amazzonia, o da esse derivate.
Tutto quello che leggerete è pertanto riferito a queste specie, di particolare interesse per noi.

Le più comuni

Il nome deriva da una curiosa caratteristica del fiore: l'androceo è costituito da stami fertili e stami sterili ("Antere"), che sono sempre disposti in modo alternato.
In acquariofilia è poco importante, perchè in immersione i fiori non si sviluppano.

Nei negozi se ne trovano cinque, normalmente.
Tre di queste sono di origine naturale:
- Alternanthera reineckii (con due "i" finali, non è un errore.)
- Alternanthera cardinalis (nota anche come "Alternanthera Splendida".)
- Alternanthera sessilis.

Altre due sono "cultivar", ovvero ibridi selezionati ottenuti in laboratorio:
- Alternanthera rosaefolia.
- Alternanthera lilacina.

Le ho elencate a difficoltà decrescente, e si vede subito che le cultivar sono più facili delle originali.
E' proprio questo il motivo del loro successo commerciale. L'acquariofilo, normalmente, preferisce creare ambienti più naturali possibile, e in questo caso le tre selvatiche sono anche più maestose e sgargianti.
Tuttavia, il fallimento legato alla difficoltà di coltivazione porta parecchia gente ad accontentarsi di una Rosaefolia o addirittura di una Lilacina (comunque molto belle).

Il colore Rosso

Non ho intenzione di parlare di spettri cromatici e temperature di colore.
Prossimamente scriverò un articolo sulle lampade dove tali argomenti avranno il loro spazio.
Tuttavia, non si può parlare dell'Alternanthera senza introdurre qualche infarinatura.
Chiedo ai più esperti di perdonarmi la semplificazione, davvero estrema.

Supponiamo di stare in una stanza dove ci sono tre lampade molto ravvicinate, quasi sovrapposte: una è rossa, un'altra è verde, l'ultima è blu, accese alla massima potenza.
Nel locale si diffonderà una luce bianca, risultante dalla somma dei tre colori.

lampade_rgb.jpg

La luce naturale può essere considerata allo stesso modo, come una somma di colori differenti. E anche quella delle lampade dei nostri acquari.

spectrum.jpg

Se nella stanza c'è troppa luce, possiamo intervenire in diversi modi: regolando la potenza, indossando occhiali da sole, oppure... oscurando una delle lampade!
Esattamente quello che fa una pianta rossa.

In tutte le altre specie, le foglie assorbono soltanto le radiazioni estreme: il rosso e il blu; la banda centrale, quella del verde, viene riflessa completamente. E' per questo che appaiono verdi ai nostri occhi.
In presenza di luce troppo forte, quasi tutte le piante producono carotenoidi (utilizzati nell'industria dei cosmetici, guardacaso come protezioni solari) che portano il verde a virare progressivamente sul rosso.
A questo punto, è come se nella stanza dell'esempio avessimo spento anche la lampada rossa, lasciando solo quella blu.

La situazione dell'Althernantera, però, è più estremizzata.
Vive in fiumi molto ampi e con scarsa profondità, per via della pendenza minima del terreno.
Gli alberi, con la loro ombra, sono lontani; l'acqua non filtra nulla perché calma e limpida.
Tutto questo avviene a un tiro di fionda dall'Equatore, dove il Sole spacca le pietre.

La nostra piantina, quindi, fin da piccola non ha bisogno di "regolare" la produzione di carotenoidi, deve solo produrne in quantità industriale, fino a coprire completamente con il rosso qualunque altro colore, compreso il verde della clorofilla.

Per questo motivo, le Alternanthera sono piante normalmente rosse (tranne la sessilis), non come le Ludwigia che lo diventano all'occorrenza.
Se un Alter perde il suo colore caratteristico, significa che è sofferente o sta morendo.
E' proprio per questo motivo che viene considerata "difficile"; non solo deve avere una potenza luminosa che nessun acquario monta di serie, ma anche una temperatura di colore piuttosto alta, oltre i 5000 Kelvin. Nel mio acquario uso lampade da 6400.
Questo non vale, ovviamente, per le cultivar, che si accontentano di luce un pochino meno intensa e, nel caso della lilacina, anche di gradazioni più basse.

Caratteristiche comuni

- Tutte le Alternanthera prediligono acque acide, con pH 6.5 o inferiore, ma alcune si adattano anche fino a 7.
Se però vogliamo mantenerci stabilmente sul pH neutro, con oscillazioni che ci portano in zona alcalina, è preferibile scegliere le cultivar.
In natura sono state trovate rigogliose anche sotto pH 6, ma in acquario non si può, per ovvi motivi legati alla flora batterica

- La luce, come abbiamo visto, dev'essere molto forte. Per le varietà naturali è una questione di sopravvivenza, per le altre serve a produrre il colore rosso (di solito è il motivo per cui le abbiamo comprate).

- Hanno tutte un apparato radicale imponente, paragonabile a quello delle piante a stolone.
Decidete attentamente dove metterne una, fin dall'inizio. Se un giorno deciderete di spostarla, tirerete su anche il tavolo.

- Quelle radici ci fanno capire che la pianta non le usa solo per ancorarsi al terreno, come farebbe una Cabomba o una Mayaca.
Assorbe dal fondo, infatti, oltre la metà dei nutrienti di cui ha bisogno, quindi è impossibile coltivarla sulla sabbia o sul ghiaietto (a meno di non ricorrere a fertilizzanti specifici, in pasticche o stick, da interrare sotto la pianta).

- Nessuno (ripeto: NESSUNO!) è mai riuscito a coltivare un'Alternanthera senza ricorrere alla CO2.
Se qualcuno vi dice che lo fa, ci sono tre alternative:
1) E' una bugia.
2) L'ha introdotta da poco tempo, non sa ancora che la pianta è condannata.
3) Possiede un acquario aperto, con plafoniera sospesa.

In natura, l'Alternanthera non è una pianta prettamente acquatica; vive semi-sommersa, dedicando le prime settimane di vita ad allungarsi fino alla superficie.
Una volta fuori dall'acqua, accede alle 38 ppm di Anidride Carbonica dell'atmosfera; a quel punto, la parte sommersa comincia a perdere le foglie, ormai inutili, e al loro posto sviluppa radici avventizie e getti laterali. Poi la pianta esplode in un cespuglio rigoglioso.
L'unico modo di tenerla in salute, in un acquario chiuso, è fornire all'acqua CO2 artificiale fino a valori simili a quelli dell'aria (oltre i 30 mg/litro).

- Il ferro è richiesto dalle Alternanthera più che da qualsiasi altra pianta d'acquario.
Non è possibile coltivarla con i fertilizzanti generici "tutto in uno", perché nessuno di essi ne ha una concentrazione sufficiente, per lei.
Con un protocollo a componenti separati, bisogna almeno raddoppiare il dosaggio del ferro, con un prodotto generico bisogna procurarsi un integratore.

- La fase più critica è l'adattamento.
Non pensate che la pianta nuova, appena inserita nella vasca, sia quella definitiva; probabilmente quelle foglie marciranno tutte, e saranno una prelibatezza per Ancistrus e Lumache.
Il vostro scopo è aspettare (e sperare) che la pianta generi nuove foglie e nuove talee.
A quel punto toglietela, tagliate via la parte bassa e ripiantate quella nuova, cresciuta nel vostro acquario.

Leggendo fin qui, avrete capito che non è solo la luce a renderle difficili.
Ma non è finita.

L'Alternanthera e le alghe

Il rapporto con le alghe è la principale croce di ogni possessore di queste piante.
Gli acquari che le ospitano sono i più soggetti alle infestazioni algali, quasi sempre da parte delle filamentose.
Questo si deve soprattutto a due cause: luce e ferro.
Fornendo luce molto forte e Ferro in abbondanza, come richiesto dalla pianta, si crea un ambiente favorevole allo sviluppo delle alghe.
Basta un attimo di distrazione, come un innalzamento dei fosfati, uno sbalzo di temperatura, un pH che finisce sull'alcalino, un flusso di CO2 che si interrompe... e via con l'invasione.

Tra l'altro, l'Alternanthera è sempre la prima ad essere attaccata e sempre l'ultima a riprendersi.
Tra le specie a crescita rapida, infatti, è forse la più lenta. Inoltre le basta poco per bloccarsi.
In natura ci pensa l'Amazzonia a difenderla, con i suoi pH da urlo che ostacolano la proliferazione algale; e non dimentichiamo che la pianta vive normalmente emersa, e lì le alghe non possono raggiungerla.

Per prevenire il problema, non potendo limitare la luce, bisogna innanzitutto fornire quella che serve alla pianta (tra 6000 e 6500 Kelvin), evitando di distribuire i Watt a casaccio.
Poi si devono alimentare i pesci con parsimonia, evitando che restino residui non consumati.
Infine, è consigliabile l'uso massiccio di acqua di osmosi, che terrà il KH sui 2 o 3 gradi.
In questo modo, mantenendo la CO2 su valori piuttosto alti (30 - 40 mg) il pH non andrà mai oltre il 6.5.

Anche seguendo questi accorgimenti, va comunque ricordato che le Alternanthera non producono sostanze chimiche che inibiscono le alghe per Allelopatìa.
E' quindi consigliabile abbinarle a specie che lo fanno, come Egeria Densa e Mayaca Fluviatilis.

Dove andate? Non ho ancora finito...

Credo che a questo punto sia molto chiaro come stanno le cose: se l'Alternanthera è una pianta difficile, è colpa nostra, non sua.
Quando sentite frasi come: "Chi gli dà la CO2, nell'Orinoco?"
Rispondete: "Tu non usi una bombola, per stare sott'acqua?"

In natura cresce rigogliosissima da parecchi milioni di anni, formando cespugli impenetrabili:

alternanthera_naturale1.jpg
Althernanthera in Natura

Siamo noi acquariofili, attratti dalla sua sfolgorante bellezza, che ci ostiniamo a coltivarla sommersa, in modo innaturale.


Seconda parte: specie naturali

Introduzione

Dopo aver trattato la caratteristiche generali nella prima parte, vediamo ora le singole specie in modo più dettagliato.

In questa seconda parte ci occuperemo delle specie selvatiche, quelle che s'incontrano abitualmente in Natura facendo una passeggiata nei luoghi d'origine.
Quando le acquistiamo in negozio sono ovviamente coltivate in serra, ma non hanno alcuna differenza rispetto alle cugine amazzoniche.

Alternanthera reineckii

Il nome deriva dal botanico tedesco E. M. Reineck, che la classificò nel 1897.
E' la "Madre" di tutte le Alternanthera dei nostri acquari (tranne la sessilis).
La cardinalis deriverebbe dalla reineckii come variante naturale, mentre le cultivar nascono da lei come tentativi per renderne più facile la coltivazione in vasca.
Per questo motivo, può capitare di trovare scritto "Alternanthera reineckii splendida", o "Alternanthera reineckii rosaefolia", oppure "Alternanthera reineckii lilacina".

E' una vera sfida, per l'acquariofilo. La più difficile tra tutte le Alter.
Ogni esigenza elencata finora (nella prima parte), in lei si esprime al massimo.
C'è chi ha fallito, con questa specie, pur coltivando con successo la leggendaria Cabomba furcata, nello stesso acquario.

Presenta foglie lanceolate di 6-7 cm al massimo, i bordi sono ondulati ed irregolari; può arrivare a 25-30 cm di altezza.
Il rosso è piuttosto brillante, ma tende al marrone se la luce è insufficiente.

Alternanthera_reineckii_con_poca_luce.jpg
Carenza di luce

In carenza di Azoto sviluppa radici avventizie, che in questa specie sono bruttine perchè quasi sempre isolate.
E' quindi preferibile tenere i nitrati un po' abbondati, in modo che la pianta non abbia bisogno di generarle (almeno 15 - 20 mg/litro; anche qui, un vantaggio per le alghe).
Un trucco interessante può essere quello di introdurre bastoncini NPK nel terreno, sotto le radici.
In questo modo si alimenta la pianta e non le alghe, ma occorre un po' di esperienza per capire il giusto dosaggio.

A parte il ferro, di cui abbiamo già parlato, richiede fertilizzazione come qualsiasi altra pianta a stelo, ma è più sensibile ad eventuali carenze.
E' sempre la prima ad abbruttirsi e sempre l'ultima a riprendersi, tuttavia può sopravvivere per mesi, soffocata dalle alghe o carente di nutrienti, fino a farvi pensare che sia ormai irrecuperabile; quando poi il problema si risolve, risorge in tutto il suo antico splendore.

Chi ammazza questa pianta, in modo definitivo, è l'alta temperatura per periodi prolungati.
Non deve stare sopra i 26-27 gradi, se non per pochi giorni, due settimane al massimo.
Nessuna Alternanthera soffre il caldo come la reineckii.
L'assorbimento dei nutrienti si blocca completamente, lo stelo marcisce a partire dal basso e la pianta rimane praticamente senza radici.
L'unico intervento per aiutarla consiste nell'aumentare il più possibile la CO2, e scendere con il pH a valori vicini al 6; ma non è detto che funzioni.

Alternanthera_reineckii_in_natura.jpg
Althernanthera reineckii: ambiente naturale

Alternanthera cardinalis (o "splendida")

Questa specie vive in fiumi con movimento d'acqua più accentuato, dove la corrente produce una maggiore profondità.
Questo la porta ad insediarsi vicino alle rive, dove la vegetazione ad alto fusto scherma la luce solare per parecchie ore.
Quando finalmente il Sole appare, picchia in modo abbagliante; non è la potenza che manca; tuttavia, il ridotto periodo di esposizione costringe la pianta ad accumulare più energia possibile in quelle poche ore.

Queste necessità hanno prodotto differenze significative, rispetto alla reineckii, soprattutto nelle maggiori dimensioni che le hanno fruttato l'appellativo di "Splendida".
Le due specie non si dovrebbero mettere nello stesso acquario, per vari motivi, ma se vi dovesse capitare di vederle insieme, affiancate, il pensiero andrà immediatamente al titolo di una famosa canzone... "Il Gigante e La Bambina".
Vediamo perché.

La cardinalis sovrasta la reineckii in tutto: lo stelo ha un diametro più che doppio, la sua altezza (oltre mezzo metro) la porta ad uscire dall'acqua in quasi tutti gli acquari, le foglie arrivano fino a 11-12 cm di lunghezza.
Anche in questo caso i margini fogliari sono irregolari.

alternanthera_cardinalis_-_bordi_delle_foglie.jpg
Alternanthera cardinalis: notate i bordi ondulati delle foglie

Anche il colore è leggermente diverso, con la Splendida che tende più al violaceo, specialmente con la luce giusta.

Alternanthera_cardinalis_a_6500_kelvin.jpg
Alternanthera cardinalis con luce a 6500 Kelvin

La povera reineckii, pur bellissima, letteralmente scompare vicino alla cardinalis.
Tutti gli sguardi vengono attratti dal "Gigante", mentre "la Bambina", abituata ad un ruolo da protagonista, diventa una pianticella qualsiasi.
Ma come in tutte le cose, ci sono pro e contro.

La "Splendida" viene erroneamente considerata più facile della reineckii.
Questo errore è dovuto principalmente all'uso della parola "esigente", che solitamente viene riferita solo alla luce. In effetti, questa pianta si accontenta di qualche Watt in meno; tuttavia presenta altre necessità.
E' assolutamente incompatibile con piccoli acquari; per le sue dimensioni va collocata in almeno 80 litri, ma solo se la vasca è molto sviluppata in lunghezza, altrimenti è meglio non scendere sotto i 100 - 120.
Il fondo assume una grande importanza. Un simile bestione sviluppa un apparato radicale degno di una pianta a stolone, e non può certo accontentarsi di quei tre centimetri di spessore che basterebbero alla reineckii.
Anche la fertilizzazione dovrebbe essere più abbondante, un giaguaro non mangia come un gatto, ma questo porta alla necessità di pH ancora più bassi, per prevenire le alghe.
L'unico vero motivo per cui possiamo ritenerla un po' più facile della reineckii è la maggiore resistenza al caldo prolungato. Le temperature ideali sono le stesse, ma quando si arriva a 30-32° riesce a resistere un po' di più.
Personalmente sono riuscito a salvare le mie dalla terribile Estate 2011, protrattasi fino ad Ottobre, ma sono dovuto ricorrere a tutti i trucchi che conosco, e alla fine erano comunque allo stremo.

Mi capita spesso di consigliare, nell'allestimento di un acquario, di concentrarsi su un'unica specie e scegliere gli abbinamenti in base a quella. Solitamente aggiungo: "La specie regina non dev'essere per forza un pesce, può essere anche una pianta." (...facce stupite...)
Ecco... l'Althernanthera Splendida è proprio una di quelle specie vegetali che potrebbero indurci a realizzare su di lei tutto l'acquario.

Alternanthera Sessilis

I Paleontologi ne hanno trovato tracce risalenti ai Dinosauri. E' certamente l'Alternanthera più antica e probabilmente la progenitrice di tutte le altre.
Per questo motivo è la meno specializzata, e presenta la maggiore capacità di adattamento.
Partendo anche lei dall'Amazzonia, nel corso dei secoli si è propagata in tutto il continente americano, dall'Argentina al Canada; la diffusione operata dall'Uomo nel giardinaggio, a scopo ornamentale, l'ha successivamente portata a crescere a qualsiasi latitudine dall'Inghilterra all'Australia, con mille diversi terreni, temperature, esposizioni alla luce.
Tuttavia, in acquario è considerata difficile... Perché?

La spiegazione è piuttosto semplice: non è una pianta acquatica.
Richiede terreni molto umidi, questo sì, di conseguenza vive nelle immediate vicinanze di fiumi, laghi, paludi e falde acquifere. E' inevitabile che i capricci del clima portino quelle zone ad essere frequentemente allagate, portando la pianta a trovarsi temporaneamente sommersa.
In tali condizioni, la sessilis può sopravvivere per parecchio tempo; questo ha portato alla convinzione che sia coltivabile anche in acquario.
E' come se dicessimo che il Pinguino è un pesce, basandoci sulla sua capacità di resistere sott'acqua per tempi piuttosto lunghi.

In Natura, la sua altezza può arrivare ai livelli della cardinalis, ma in acquario raramente supera i 30-35 cm.
Produce foglie con bordi diritti (a differenza delle prime due) che arrivano a 7-8 cm. di lunghezza.

Alternanthera_sessilis.jpg
Alternanthera sessilis: margini diritti e regolari

Il nome "sessilis" (seduta) deriva dall'attacco delle foglie direttamente sullo stelo principale, senza nessun accenno di gambo, o "picciòlo".
E' l'unico caso di Alternanthera con colore adattabile. Si passa dal rosso acceso al verde scuro in base alle condizioni di luce, perfino sulla stessa pianta, proprio come farebbe una Ludwigia Repens.
Per questo motivo può capitare che le due piante vengano confuse, anche dai negozianti.
Nemmeno le cultivar sono così adattabili all'illuminazione, ma questo non ci deve indurre a metterla in acquari con luce debole.
Ricordiamoci che è il rosso il motivo principale che ci ha spinto a sceglierla.
Per quanto riguarda l'acidità, si adatta anche a pH alcalini; ma la sua crescita risulta decisamente rallentata, e con luce forte si copre di alghe.
Dulcis in fundo, nessuna Alternanthera richiede così tanta CO2 come la sessilis.


Terza parte: cultivar e consigli

Introduzione

Con quest'ultimo capitolo concludiamo la lunga trattazione sul genere Alternanthera.
Non si può chiudere l'articolo senza spendere qualche parola sulle cultivar, che consentono anche ai meno esperti di avere una di queste piante nel proprio acquario.

Le Cultivar (rosaefolia e lilacina)
Queste specie, tanto disprezzate dai puristi dell'Acquariofilia, offrono ai principianti un vantaggio piuttosto importante: la facilità di coltivazione.
Grazie a questo, la varietà rosaefolia detiene un primato: a tutt'oggi, è l'unica cultivar al Mondo ad essere più venduta delle corrispondenti specie selvatiche.

Come abbiamo visto in precedenza, si tratta di specie che in Natura non esistono; si sono evolute nelle serre dei coltivatori, in seguito ad ibridazioni e selezioni.
E' impossibile parlare di biòtopi, visto che non hanno un luogo d'origine; questo le rende adatte a stare anche nel cosiddetto acquario di comunità, quello che tra i più esperti viene definito "fritto misto internazionale", ma che resta molto comune tra i neofiti.

A questo punto bisogna precisare che ci sono cultivar e cultivar.
Come anticipato nella prima parte, tratteremo solo le due più comuni: La rosaefolia e la lilacina.
Per capire meglio la situazione, ricorriamo ad un esempio.

Supponiamo di avere un Lupo selvatico, un Pastore Tedesco e un Barboncino.
Il primo è totalmente naturale, si è evoluto nel suo ambiente secondo Darwin, senza alcun intervento umano.
Gli altri due sono il risultato di secoli di selezione, da parte nostra, per evolvere quelle caratteristiche che c'interessano maggiormente.
Ciò non significa che siano uguali, nella dipendenza da noi.
Se lasciamo 20 Barboncini in una foresta del Kazakisthan, probabilmente resistono 24 ore.
Se ci lasciamo 20 Pastori Tedeschi, è probabile che sopravvivano, almeno in parte, e riescano addirittura a riprodursi tornando ad uno stato selvatico.
In altre parole, entrambi i cani possono essere tenuti nelle nostre case, anche giocando con i bambini (sarebbe un pochino più difficile farlo con un Lupo), ma uno di loro ha perso completamente quelle caratteristiche di forza, velocità ed istinto che gli consentirebbero di sopravvivere alla legge della foresta.
Nel nostro esempio, l'Alternanthera reineckii è il Lupo selvatico, la rosaefolia è il Pastore Tedesco, la lilacina corrisponde al Barboncino.

Oltre a non avere un habitat, queste piante non hanno nemmeno un aspetto ben definito.
Colori e forme non sono stati "limati" da secoli di evoluzione naturale; è come se fossero ancora alla ricerca di un'aspetto standard che ancora non hanno trovato (e che non troveranno mai).
I loro nomi derivano chiaramente dai colori delle foglie (Rosa e Lillà), ma sono solo quelli che avevano assunto al momento della classificazione.
Generalmente possiamo dire che la rosaefolia produce foglie più allungate e lanceolate, mentre la lilacina le sviluppa di più in larghezza.

Alternanthera lilacina - aspetto.jpg
Alternanthera lilacina con luce molto intensa

L'altezza che possono raggiungere è pressappoco la stessa, ma nei normali acquari commerciali c'interessa poco. I soliti 40 cm di colonna d'acqua vengono sempre superati.
Abbiamo già visto che anche le selvatiche possono presentarsi in modo differente da un acquario all'altro, ma la specie resta sempre riconoscibile negli esemplari già cresciuti.
Con le cultivar, invece, vi può capitare di assistere a dialoghi di questo tipo:

- Bella, quella pianta. Cos'è... una Rotala macranda?
- No. E' un'Alternanthera lilacina.
- Che sia un'Althernantera può darsi, ma lilacina non è di sicuro.
- E tu come lo sai?
- Perché ne ho una nel mio acquario, ed è completamente diversa...

La discussione può andare avanti per parecchio, passando dal "si è sbagliato il negoziante", fino al "non capisci niente".
In realtà, basterebbe acquistarne una già adulta, metterla a dimora e fotografarla subito.
Dopo un paio di mesi, rivedendo la foto e la pianta, ci sembrerà impossibile che sia sempre lei.

Alternanthera lilacina - nuovo acquisto.jpg
Alternanthera lilacina: esemplare appena acquistato

La reazione di una cultivar ad un ambiente nuovo può essere di due tipi:
1) Perde tutte le foglie, che marciscono e si staccano, poi ne crescono di nuove con un diverso aspetto.
2) Mantiene le foglie vecchie che si abbruttiscono un po' ma sopravvivono, poi produce nuove talee con foglie molto differenti.
Il primo caso è tipico della rosaefolia.
Nel secondo, frequente con la lilacina, la pianta sembra uscita da un film sul dottor Frankenstein: appaiono come due specie diverse sullo stesso stelo.
In entrambi i casi, si consiglia di lasciarle crescere un po', almeno una decina di centimetri, per poi rimuoverle e potarle, e infine ripiantare solo la parte superiore.

Alternanthera_rosaefolia_-_nuove_talee.jpg
Alternanthera rosaefolia: talee prese da altro ambiente.
E' evidente il temporaneo deperimento delle foglie.

Le cultivar hanno una capacità di adattamento sconosciuta alle loro cugine naturali.
Le ho viste personalmente a pH 7.5, che se ci metti una cardinalis non sopravvive un mese.
Purchè abbiano CO2, vivono tranquillamente nelle nostre acque di rubinetto, soprattutto la lilacina, anche se la crescita risulta più rigogliosa in ambiente acido.
Anche sulla luce sono meno esigenti, un po' come la sessilis; cambiano colore sfruttando quella che c'è.
Ovviamente, se le vogliamo rosse...

Alternanthera_rosaefolia_-_carenza_di_luce.jpg
Alternanthera rosaefolia con luce scarsa.
Il colore rosso è solo nella pagina inferiore della foglia.

Per il fondo, vale lo stesso discorso delle specie naturali. Anche se cultivar, sono pur sempre Alternhathera.
Più il terreno è ricco di nutrienti, minore sarà il fenomenno delle radici avventizie.

Consigli finali

- Problemi di luce
Abbiamo già visto come tutte queste piante richiedano luce bianca e molto intensa, ma non sempre è necessario installare un'astronave nel coperchio.
Alcuni acquari commerciali si avvicinano già al mezzo Watt per litro d'acqua, anche con le lampade di serie.
Rivestendo l'interno del coperchio con alluminio riflettente (anche quello da cucina) la potenza luminosa può addirittura triplicare, specialmente se il colore originale era nero (90% degli acquari).
Non confondete questo espediente con la presenza di riflettori. Quelli servono solo a convogliare in basso il flusso luminoso, mentre il "trucco del Domopak" vi permette di recuperare anche le riflessioni sulla superficie dell'acqua.
L'importante è che l'alluminio arrivi dappertutto, e non sia limitato alla zona sopra le lampade.
In questo modo non si spreca nemmeno un fotone, l'acquario sarà irriconoscibile, e un'Alternanthera messa nella giusta posizione sarà sicuramente in grado di farcela, forse perfino una reineckii.

- Acidità e durezza
Anche se le cultivar sembrano più elastiche, l'acidità piace anche a loro.
Per poterla ottenere, la sola CO2 potrebbe non bastare; occorre un'acqua piuttosto tenera.
Per evitare di ricorrere all'acqua di osmosi, esiste un trucco molto semplice ed economico: l'Akadama.
Si tratta di un fondo per Bonsai, reperibile nei centri di giardinaggio e molto usato anche in acquariofilia; assorbe carbonati come una spugna, e dopo un paio di settimane vi porta l'alcalinità (il KH) su valori piuttosto bassi, anche con acqua di rubinetto.
Esistono anche prodotti specifici per ottenere tale risultato, ma costano un occhio, mentre l'Akadama vi consente di cavarvela con 20 Euro in un 100 litri.
Non intendo dilungarmi oltre, su questo punto, ma per consigli sul suo utilizzo, vi consiglio di iscrivervi al Forum ed aprirci una discussione. La registrazione è gratuita e richiede un minuto.

- Radici avventizie
Fenomeno comunissimo in tutte le Alternanthera, meno evidente con il già citato fondo in Akadama.
Più nutrienti ci sono nel terreno, meno radici visibili produrrà lo stelo.
Nel caso della lilacina, tali radici possono essere sfuttate a fini estetici; la pianta ne produce moltissime ma più corte, tutte sullo stesso nodo.
Si forma una fitta esplosione di tentacoli che ne rendono l'aspetto molto particolare.

- Potature
Le Alternanthera possono essere ripiantate dopo la potatura, come tutte le piante a talea.
In questo caso, lo stelo va tagliato due volte: la pianta madre deve terminare con un nodo, e la figlia deve partire con un altro, come nello schema qui sotto.


L'internodo, una volta reciso, non può fare altro che marcire.
Per maggiori dettagli vi segnalo questo topic sulle diverse tecniche di potatura, dove troverete delle spiegazioni illustrate che prendono proprio un'Alternanthera cardinalis come esempio.

Le talee ripiantate sembrano bloccate per un po', talvolta anche due-tre settimane, ma in realtà non lo sono affatto.
Cominciano subito a crescere, ma lo fanno dove noi non vediamo: sottoterra.
Dal primo nodo, quello che abbiamo interrato, partono numerose radici che diventano sempre più consistenti, fino ad eguagliare l'apparato radicale della pianta madre.
Quando tale apparato inizia a dare un significativo apporto di nutrienti, cominciano a spuntare nuove foglie, e la pianta inizia a crescere in modo visibile.
Per accelerare i tempi, converrebbe partire da un nodo dove sono già presenti radici aeree, proprio come illustrato nello schema.

- Abbinamenti
Abbiamo già visto che le cultivar si possono mettere quasi dappertutto, ma non è così per le specie naturali.
I loro valori di acidità e durezza ci costringono ad abbinarle solo a specie amazzoniche.
In particolare, consiglierei di scegliere la reineckii per gli acquari più piccoli, abbinandola a Ciclidi nani e Caracidi (Apistogramma, Cardinali, ecc.), mentre la Splendida è più indicata per vasche sopra i 100 litri, facendone la compagna ideale dello scalare, o "Pesce angelo".
Sconsiglio l'abbinamento con i discus, per l'eccessiva vivacità nell'accostamento dei colori.
Inoltre non sono pesci da principianti, ed è a loro che questo articolo vuole rivolgersi.
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Nella speranza di non avervi spaventato troppo, con le difficoltà elencate, auguro a tutti una buona coltivazione della vostra Alternanthera: la Regina dell'acquario.
Link utili:
- Tabelle di calcolo per la CO2 in acquario
- Effetto tampone: spiegazione semplificata
- PMDD: fertilizzazione facile ed economica
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numero vasche: 2
illuminazione: 84 watt, lampade CFL da 6500 kelvin
filtro: Solo filtri interni.
litri: 100 + 20
Quello descritto è il 100 litri.
fondo: Akadama
pesci: (3 specie)
2 Pterophyllum scalare
4 Otocinclus vittatus
20 Cheirodon axelrodi (Cardinali)
piante: (7 specie)
- Alternanthera cardinalis
- Bacopa australis
- Cabomba aquatica
- Cabomba furcata
- Egeria densa
- Helanthium bolivianus (più noto con il vecchio nome "Echinodorus tenellus")
- Myriophyllum aquaticum
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Il Genere Alternanthera : Social

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