Sfondi 3D acquario - Guida al fai da te

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Marino Varetto
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Sfondi 3D acquario - Guida al fai da te

Messaggio da Marino Varetto » 12 gennaio 2018, 17:03

Costruire un vero sfondo 3D per acquario. Molto probabilmente, il lavoro di maggior effetto che l’appassionato acquariofilo – “bricoleur” può cercare di realizzare per suo acquario, è un vero sfondo interno in rilievo, a tre dimensioni, o per dirla in breve, in 3D.

Ho preso spunto per scrivere questo articolo, da un topic aperto lo scorso Gennaio sul nostro vecchio forum, da un nostro Utente, Chicco550 che ringrazio, e che ha postato una bella serie completa di immagini, unite alla descrizione di quello che è stato il suo primo lavoro di sviluppo di uno sfondo in 3D. La cosa per molti, non è di per se una novità, ma il lavoro svolto dal nostro Amico, meritava secondo me, di essere raccontato.

Abbiamo provato nel topic stesso, a spingerlo a scriverne un articolo, ma la cosa, di fatto, è finita li… di conseguenza, anche solo per non lasciare andare persa questa bella e valida esperienza, ho pensato di scriverlo io.

Il topic originale di Chicco550, purtroppo è andato perso nel passaggio al nuovo forum. In questo scritto invece, oltre a riportare fedelmente quanto proposto dal nostro amico, cercherò di integrare per quanto mi sarà possibile, quella che è la mia esperienza acquisita nel tempo, costruendo questi sfondi.


L’ eccellente lavoro di Chicco550:


Proviamo allora a vedere come e cosa ha fatto il nostro Amico Chicco 550. Si è procurato un foglio di materiale espanso inerte, nel suo caso ha preso del Polistirene a cellula chiusa, spesso 2 cm, quello giallo tanto per intenderci, ma sarebbe anche andato bene qualsiasi altro espanso simile, dal polistirolo classico, a qualsiasi altro estruso, anche se personalmente preferisco anch'io l’impiego di un materiale a cellula chiusa perché rimane più compatto.


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La base di partenza, un semplice foglio di espanso poliuretanico...

Il classico polistirolo, o “Polistirene” che dir si voglia, lo sconsiglio per via del fatto che è molto meno denso e coeso dell’estruso, e di conseguenza, pur riuscendo a lavorarlo con grande facilità, le sue sfere tendono a disgregarsi sbriciolandosi, cosa impossibile con il suo simile a cellula chiusa. Inoltre il polistirolo classico, tende ad imbibirsi di acqua che non viene assorbita dal materiale in se, ma che si infiltra proprio tra le sfere dello stesso. Lo spessore va deciso a priori, e molto dipenderà dall'effetto, dallo scenario e dalla profondità che vorremmo riprodurre e dare al nostro manufatto.

Personalmente utilizzerei diversi spessori, direi che il minimo possa essere il due cm, mentre quattro o cinque cm sono quantomeno il limite massimo, infatti dobbiamo ricordarci che, maggiore è il volume occupato dallo sfondo, minore sarà la quantità d’acqua che potremo immettere nell'acquario.


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Lo si divide in parti più piccole per comodità...

Tutti questi materiali, sono facilmente reperibili nei vari brico-center oppure nei magazzini per edilizia, dove si vendono mattoni e cementi vari. In genere sono inseriti nei reparti isolanti termici, perché questo è l’uso comune che viene fatto di questi espansi. Sono disponibili in fogli di dimensioni “umane”, ricavati come sottomultipli delle lastre originali, generalmente da due metri per due. Il loro costo è molto economico.


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Si comincia ad intagliare l'espanso

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Ora, si potrà scegliere di lavorare in due modi, utilizzando un foglio di grande spessore, per poter intagliarlo molto in profondità, oppure utilizzare uno spessore minimo, sagomando i vari singoli pezzi che poi saranno incollati su un altro foglio lasciato liscio che servirà da base. Questa è la strada seguita da Chicco550. La scelta comunque, dipenderà da cosa si vorrà fare, dalla nostra manualità e così via.

Si comincia ad intagliare ed a scolpire l’espanso, cercando di ricreare l’aspetto della roccia o del fondo terroso e roccioso di una sponda fluviale. Possiamo anche prevedere l’inserimento o con l’incollaggio o con l’incastro nello sfondo stesso, di radici legnose, e torbiere, ad imitare ad esempio, proprio le radici di un albero ripariale che spuntano dal terreno della sponda.


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Taglio dopo taglio, creiamo la nostra roccia...

Chicco550 ad esempio, per scolpire il pannello, ha utilizzato un normale cutter a lame spaccabili, ma si potrebbero utilizzare anche altri attrezzi. Prima di vedere quali, penso sia buona cosa spendere due parole per consigliarvi di procurarvi un buon cutter, di quelli professionali con l’anima porta lame in metallo e il fermo lama e non semplicemente quelli da tappezzeria in sola plastica.


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Tutto è più robusto, dalle lame al cutter stesso, e di conseguenza tutto sarà più sicuro per le nostre dita.


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predisposti i vari pezzi si comincia a comporre il nostro puzzle...


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Rifiniti i vari pezzi, li si presenta sul fondale di fondo



Molto utile può rivelarsi l’impiego di un saldatore elettrico a martello, di quelli solitamente utilizzati dagli idraulici per saldare le lattonerie. Essi dispongono di una testa di rame sagomata, che si potrà anche facilmente limare o tagliare, modificandola e soprattutto, la si dovrà piegare per darle la forma di una sgorbia.


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Ora la si lavora sui bordi per renderla irregolare



Con il saldatore così modificato, sarà possibile scavare con la massima facilità l’espanso, riuscendo per altro, ad andare ad incidere molto in profondità e senza sforzo alcuno. Anzi, dovremo stare attenti a … non “sfondare” lo sfondo …!
Una candela o un phon sverniciatore, infine, completano degnamente l’elenco dell’attrezzatura necessaria, anche se lo stesso potrebbe essere ancora molto lungo.


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Il saldatore a martello da lattoniere agevola di molto il nostro lavoro. La sia parte in rame che si riscalda, può essere limata, piegata e curvata a piacere, per arrivare ad avere l'utensile che più ci serve per scavare l'espanso...


Questa candela o avendocelo, il phon sverniciatore, serviranno per ammorbidire le molte asperità che le fasi di intaglio e di scavo avranno lasciato sullo sfondo lavorato.


Come ha rifinito il suo sfondo:


A questo punto, Chicco550 ha fatto una scelta coraggiosa, che non mi sento di condividere, ma che correttamente devo riportare. Proprio per ammorbidire le asperità ed i vari tagli o segni lasciato dalla lama, conferendo sul piano estetico una accattivante visione armonizzata, ha applicato della carta pesta sull’espanso, utilizzando una colla vinilica, ed altri ingredienti secondo una sua ricetta.


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Il rivestimento di carta pesta eseguito dall'Utente

Ora, anche ammesso e non concesso che tutto lo sfondo lo si intenda poi trattare con ad esempio, della resina epossidica trasparente, l’uso della colla vinilica e della carta non mi convince. La colla a contatto con l’acqua, si scioglie, e si scioglierà sempre, anche a distanza di tempo, così come la carta che di sicuro non va d’accordo con l’acqua.


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La colla a base vinilica utilizzata dall'Utente



Pensare di rendere totalmente impermeabile tutto lo sfondo, applicando della resina, la vedo una cosa difficile, e di sicuro, non affidabile al 100%, oltre al fatto che così facendo, perderemo la possibilità di sfruttare una grande opportunità che uno sfondo simile può darci.


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la carta pesta comincia a ricoprire i pezzi...



Quella di utilizzare lo sfondo stesso come base per poter aggrappare mediante dei cavallotti ad “U”, in plastica o in metallo, delle eventuali piante epifite, proprio perché se buchiamo la resina con i cavallotti, automaticamente perderemo l’impermeabilità, consentendo all’acqua di entrare in contatto con la colla vinilica, la carta ecc.


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Su un fondo di base, si fissano i singoli pezzi...


Molto più semplice invece, sfruttare il calore per rifinire lo sfondo, lasciando poi sfogare la nostra fantasia naturalistica … con i pennelli. Si, avete capito bene, lo sfondo va verniciato, e senza alcuna paura, vedrete, sarà semplicissimo. Ci serve della normalissima e comunissima tinta da esterni del tipo a lavabile.

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Cominciamo a decorare la roccia...



Questa pittura, ha sì la particolarità di essere solubile in acqua quando è liquida, ma diventa appunto, “lavabile” e di conseguenza, inerte, quando è completamente asciutta. Non si scioglierà mai più con l’acqua, è garantito!
Diamo quindi una bella mano di fondo che servirà da base per la decorazione, utilizzando quindi colori quali il grigio, il marrone, l’ocra e lasciamo asciugare. Il giorno dopo, giocando con questi ed altri colori, tinteggiamo lo sfondo cercando di riprodurre l’effetto che si vuole ottenere.

Ombre, marezzature e striature, punteggiature e così via. Si utilizzano le normali tinte concentrate vendute per correggere la base stessa a lavabile. In un bicchierino di plastica, si mette un po’ di base del giorno prima, o quella di colore bianco, e la si va a correggere con i colori.

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Tutto il nostro lavoro, comincia a prendere forma


Maggiori saranno le sfumature ottenute, migliore sarà il risultato. Se poi la cosa non ci soddisfa, poco male, si lascia asciugare il tutto, e si ricomincia. Un piccolo consiglio, teniamo bene a mente, che visivamente ad ogni pennellata stesa, le asperità, gli spigoli vivi e le depressioni, tenderanno ad ammorbidirsi, perché saranno sempre più ricoperte in spessore dal colore.

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Molti particolari possono diventare se correttamente decorati, dei veri elementi rocciosi


Terminata la fase dell’estro decorativo, lasciamo asciugare bene lo sfondo per qualche giorno, lasciando che la tinta si asciughi bene, e poi laviamolo sotto l’acqua corrente, magari lasciandolo completamente a bagno per una notte.

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Lo sfondo adesso è finito, non ci rimane che inserirlo all’interno della nostra vasca, cercando di fissarlo molto bene. Questo pannello infatti, se non opportunamente bloccato, tenderà inesorabilmente a galleggiare, anche con una certa forza.


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La scelta che possiamo fare potrebbe essere quella di bloccarlo in verticale, utilizzando dei cunei posti su tutti i lati del pannello, incastrati tra sfondo e vetro, oppure, come a fatto Chicco550, che ha fermato il tutto utilizzando un profilato in alluminio opportunamente adattato, oppure, come per altro ho sempre fatto io, a vasca e sfondo ben asciutti, lo si incolla direttamente con del silicone da acquari sul vetro di fondo.

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Conviene nella sua progettazione considerare anche di poter coprire ad esempio la tecnica, o la possibilità di far passare tubi e cavi vari della tecnica...


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Lo sfondo è terminato, lasciato adeguatamente asciugare, si può passare a sciacquarlo in acqua...

Diciamo che molto dipenderà dalla situazione, dall’acquario e dalla nostra fantasia. Un’unica raccomandazione però, lo sfondo si deve fissare con molta cura ed attenzione, sarebbe un vero disastro se si staccasse a vasca allestita.
Interessante e degna di nota, può essere l’idea di creare a seconda delle nostre necessità, vari pezzi da incastrarsi nel montaggio tra loro per risolvere situazioni particolari, come creare vani di occultazione delle attrezzature tecniche, vani filtro ecc.


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La più grande raccomandazione è quella di provvedere a fissare molto bene lo sfondo, sigillandolo anche sui suoi bordi ad evitare che qualche malcapitato pesce possa infilarcisi, passando sul retro dello stesso..


Ragioniamoci su:


Sin qui la cronaca di un lavoro fai da te veramente ben fatto ed artistico. Complimenti veri e sinceri a Chicco550 per quanto fatto e documentato. Ora però, vorrei cercare di suggerirvi o quanto meno di darvi degli spunti che vi aiutino nella realizzazione di uno di questi sfondi, non tanto dal punto di vista diciamo così, tecnico, ma bensì da quello estetico.
Premetto che quanto ora scriverò, non vuole assolutamente essere una critica all'operato dell’Utente Chicco, ma bensì vuole essere un ulteriore pensiero, un ragionamento sviluppato sulla base di come vedo io la cosa.


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Una riproduzione dedicata al Tanganica della Back to Nature



Secondo i miei gusti personali, questa tipologia di sfondi, ha la sua ragione di essere, solo se l’effetto estetico finale, riesce a riprodurre in pieno un ambiente il più naturale possibile, come ad esempio, la riproduzione di una parete di roccia che strapiomba verso il fondo di un lago, una sponda franata in acqua, oppure, dove sia rappresentata una porzione di sponda terrosa di un qualunque corso d’acqua tropicale e non.


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Un tipico muro a secco, notate la regolarità geometrica delle pietre, e la quasi mancanza di profondità che un simile muretto ha...



La vera difficoltà, sarà sicuramente ottenere questo risultato, riuscire a dare questa impostazione estetica allo sfondo stesso. Perché dico questo, perché pur lodando ed apprezzando il lavoro ed il risultato ottenuto dall'amico Chicco 550, a me lo sfondo in questione da lui creato, ricorda molto più esteticamente, la zoccolatura in pietra classica, eseguita ad “opus incerto” di uno chalet di montagna, che non una parete di roccia vera, nonsembra anche voi? Osservatelo bene.


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Prendiamo ed osserviamo le fughe, gli spazi cioè lasciati tra una roccia e l’altra. Spero che l’Amico Chicco550 non me ne voglia, ma se guardate bene, è la stessa tipologia di finitura che troviamo proprio in qualsiasi zoccolatura edile di una qualunque facciata di una casa. In edilizia, questa esigenza è necessaria per consentire proprio gli eventuali movimenti termici tra i diversi materiali, ma in natura, queste regole non esistono, o per meglio dire, la natura non ne deve e non può tenerne conto.


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Anche se composto da rocce irregolari tra loro, il risultato estetico non cambia, troppo artificiale e senza profondità...



In una parete di roccia di frana, le rocce non sono cementate tra loro, anzi, restano unite solo grazie alla naturale stabilità data dal loro peso. Si dispongono, è vero, a forma di cono, di collina o di piano inclinato, assumendo così un certo angolo naturale di declino, ma tra loro non ci sono spazi vuoti, quasi mai, e non c’è nemmeno il cemento. Le pietre si allineano e si posizionano non in modo regolare, geometrico, ma bensì, disposte in una sorta di disordine naturale, che con il tempo andrà a compattarsi.


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Osserviamo attentamente lo sfondo...


Quello che voglio dire, è che la posizione delle pietre, i tagli e le giunzioni delle stesse, nello sfondo che abbiamo preso in esame, sono troppo geometriche e regolari, cosa comunque ben diversa da quanto è normalmente riscontrabile e visibile in natura.

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Non dico che sia un lavoro facile da farsi, anzi, tutto il contrario, ma sono certo che lo studio di uno sfondo 3D debba tener conto e cercare di seguire queste linee guida, che tendono a dare e a rispecchiare comunque uno scenario naturale.

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Ancora più evidente del precedente esempio...



Parlando di roccia, che si tratti di una parete verticale, o di una pietraia, le parti che la compongono, devono presentarsi in modo diverso da come abbiamo visto in precedenza, dovrebbero essere tra loro disordinate, rasentando quasi il limite dell’instabilità, e sfalsate nella profondità. Proviamo ad osservare sempre una pietraia di montagna, le pietre che naturalmente tendono a scendere e a franare a valle, non formano mai delle linee geometriche precise, non sono disposte ed aggiustate tra loro come se le avesse lavorate un mastro scalpellino che sta costruendo un muro a secco.


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Per spiegare ancora meglio le differenze tra una cosa naturale ed una lavorata dall'uomo...



L’unico ordine fisico preciso a cui risponderanno, sarà l’angolo che il cumulo di pietre formerà naturalmente con il fondo orizzontale, ma il loro aspetto nell’insieme sarà disordinato o comunque irregolare. Per questo motivo il consiglio è di lavorare sempre con spessori differenti di espanso.

La profondità visiva, le asperità in rilievo così come le depressioni, devono variare e non essere uniformate tutte alla stessa misura o livello, diciamo per esempio 2 cm, perché cerchiamo di lavorare solo con fogli dello spessore di 2 centimetri. Un pezzo di roccia sarà di si di due centimetri, ma il suo vicino sarà di cinque, così come la depressione al lato sarà magari di sei. Solo così otterremo un effetto veramente vicino al naturale, e la tecnica del 3D darà il meglio di se.


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Uno sfondo ”Back to Nature” per il Malawi finito e montato in una vasca.



Vorrei che notaste come non esistano linee perpendicolari o parallele tra le varie rocce, e soprattutto, come non esistano spazi tra le varie unioni. 
Inoltre, vorrei notaste l’effetto di maggiore profondità data da una più evidente differenza di spessore tra le parti.

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A lavoro ultimato è evidente l'impatto visivo che uno sfondo simile può avere e dare all'osservatore...


Troviamo delle idee di realizzazione




Come farsi venire delle idee, come immaginare e progettare uno scenario che corrisponda alla realtà? Il mio consiglio è sempre solo quello di osservare e prendere spunto dalla natura, di guardarci intorno sia quando siamo in viaggio, in montagna, al mare o quando anche solo stiamo camminando o passeggiando in un parco cittadino lungo un fiume. Del resto oggi, avendo ormai a disposizione quasi tutti noi, dei telefoni cellulari che sono in grado di fare fotografie digitali, converrete con me, che ”rubare” e documentare idee alla natura è diventato proprio facile. Altro suggerimento è sempre valido, quello, di trarre spunto da chi, questi sfondi, li costruisce professionalmente.


I professionisti del settore


E’ il caso dell’Azienda ”Back to Nature” , che molto probabilmente qualcuno di voi conosce già, almeno per sentito dire, e che da qualche anno a parer mio, è il vero leader indiscusso in questa particolare e forse unica produzione.


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Splendido sfondo professionale prodotto dalla ”Back to Nature”, raffigurante lo scenario di una sponda di un fiume. Da notare, la radice della pianta ripariale.



Gli sfondi sono ovviamente frutto di una lavorazione anche se non di per se complicata, molto professionale e di non facile riproduzione da parte del comune appassionato del fai da te, anche solo dal punto di vista economico. In pratica, da quanto ricordo di aver letto tempo fa su qualche rivista, si creano ”artisticamente” degli sfondi in gesso positivi a dimensione reale dello scenario che si vuole riprodurre, da questo si ricava un successivo calco negativo, molto probabilmente in silicone morbido, sfruttando il quale poi, sarà possibile ricavare in resina poliuretanica lo sfondo finito grezzo, e di riprodurlo soprattutto in grandi quantità. Gli stampi in silicone sono infatti molto durevoli e sfruttabili per molte colate.

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Un particolare di uno sfondo ad ispirazione Malawi, sempre della Back to Nature



Questi sfondi una volta asciutti ed estratti dallo stampo in silicone, vengono successivamente decorati interamente e rigorosamente a mano singolarmente, e rifiniti con ulteriori rivestimenti di resina trasparente per renderli completamente durevoli nel tempo, atossici ed impermeabili. Lo stesso stampo poi, viene utilizzato per produrre anche soltanto sezioni di esso, di misure differenti per poter dare maggior scelta all’appassionato – cliente.


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Altro esempio di una riproduzione a dir poco spettacolare, di una piccola porzione di sponda fluviale, in questo caso, vediamo una parte di corteccia legnosa che si dovrà unire ad altri pezzi del puzzle. La produzione è della Back to Nature.



Al di là della ovvia possibilità di acquistarne direttamente uno finito e pronto, a noi interessa prendere da questa produzione, delle idee, trovare cioè degli spunti sui quali poter lavorare, e progettare di conseguenza il nostro nuovo ed originale sfondo 3D, ed ancor di più, cercare di capire con l’aiuto delle immagini quanto sopra ho cercato di spiegarvi, circa la necessaria naturalità che il soggetto dovrebbe avere.


Usiamo altri materiali:


Ad esempio, la corteccia di sughero naturale.
Ma le possibilità di crearsi da soli uno sfondo 3D, di particolare bellezza, non si fermano a questi esempi ed a queste tecniche. I materiali che si possono utilizzare a questo scopo, sono ancora molti, uno far tutti, la corteccia vera di sughero. Anche se sempre più rara e costosa, la si può reperire in pezzi spesso ancora curvi, in pratica come la si trova e la si ricava staccandola dalla quercia che l'ha prodotta.


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La bellezza e la naturalità di una corteccia di sughero naturale, è quasi insuperabile. Pochi materiali sono in grado di competere con lei per bellezza e facilità di lavorazione.



Sia in Sardegna che in Costa Azzurra, si possono vedere ancora molte di queste imponenti piante coltivate al solo scopo di produrre il sughero tanto amato in enologia per imbottigliare il buon vino. Il processo per utilizzarla è abbastanza lungo, in quanto occorre prima pulirla molto bene da tutto quanto potrebbe essersi infilato ed incastrato nelle sue screpolature, eliminando in questo modo polvere, sassolini ed eventuali muffe o licheni. Successivamente andrà tenuta a bagno per diverso tempo, in catini particolarmente capaci, sostituendo frequentemente l’acqua del bagno, per farle perdere gran parte dei tannini e delle sostanze umiche che essa contiene e che immancabilmente e comunque, rilascerà nella vasca una volta allestita, mentre nello stesso tempo, la si ammorbidisce il più possibile.


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Una quercia da sughero, appena spogliata della sua preziosa corteccia.




La si stende con dei pesi appoggiati sopra, e praticando dei tagli adeguati nel senso della sua lunghezza, cercando di spianarla il più possibile, facendogli perdere la curvatura naturale e la si lascia asciugare, quando sarà nuovamente asciutta, la si potrà a quel punto, incollare a pezzi, sulla parete di fondo, componendo come se fosse un puzzle, il nostro sfondo 3D, sempre utilizzando del silicone per acquari.

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Una catasta di sughero appena raccolto, prima della sua spedizione.



L’effetto scenografico, ve lo garantisco, è semplicemente stupendo, quanto di più naturale si possa ottenere, ma presenta un problema. Preparatevi per molto a filtrare con del carbone attivo, perché l’acqua della vostra vasca sarà sempre ambrata, e tenderà a diventarlo sempre di più per molto tempo. In alcuni paludai da me allestiti negli anni passati, dove, con la corteccia di sughero avevo ricoperto la parete di fondo verticale emersa della vasca, per poter in seguito fissare le piante emerse, la colorazione ambrata dell'acqua dovuta al rilascio dei tannini da parte sua è durata non mesi, ma anni. Sicuramente, la cosa era dovuta anche dalla mancata completa immersione della stessa nell'acqua, in quanto veniva bagnata soltanto dall'acqua di nebulizzazione dedicata alle piante emerse, ma tant'è, sono dovuto andare di carbone nel filtro per molto tempo.


La pietra naturale:


Altro materiale interessante, di cui voglio parlarvi, è la pietra naturale. Materiale principe per durata e qualità, pietre di ”spacco” come Ardesia, Luserna o similari, possono essere utilizzate per ricreare degli sfondi particolarmente accattivanti.
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Tipica cava di Ardesia in Liguria, dove vengono estratti grosso blocchi di roccia che poi sarà spaccata secondo la sua vena in lastre.



Per pietre di spacco intendo quelle tipologie di roccia che vengono generalmente lavorate spaccando appunto in lastre anche molto fini di spessore, i blocchi estratti dalla montagna. Nelle zone alpine e prealpine, un pò in tutto il nord d’Italia, lavorate con adeguati spessori si ricoprono i tetti delle case al posto delle tegole, e sono chiamate ”lose”. Ricordo l’acquario di un amico, che aveva ricreato uno sfondo molto bello e particolare, posizionando alcune lastre in verticale, accostate ed incollate tra loro, a creare delle spaccature verticali anche di una certa profondità, lungo tutta la parte di fondo della sua vasca.


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Un tetto di montagna con la copertura in lose di ardesia



Le varie lastre ovviamente non erano state squadrate, salvo per i due lati a contatto con i vetri dell’acquario, ed il risultato ottenuto era veramente di notevole effetto. Nella vasca arredata con molti gruppi di piante, allevava degli Scalare che sembravano aver molto gradito quel tipo di allestimento. La sola contro indicazione, se così la si può chiamare, è l’evidente peso che una simile struttura può avere e di conseguenza, tutto l’acquario stesso.


La roccia lavica:


Un’altra strada possibile, potrebbe essere quella di rivestire tutta la parete di fondo con dei frammenti di roccia lavica di varie dimensione, incollandoli tra loro con del silicone ed al vetro, come se fosse un collage. Il lavoro è sicuramente lungo, quasi certosino se vogliamo, ma l’effetto finale garantisco, sarà molto particolare. Una cosa del genere ricordo, l’avevo realizzata proprio per la mia vasca di allevamento dei giovani Discus, utilizzando un materiale che veniva venduto allora, dalla Ditta Hobby e di cui non ricordo nemmeno il nome commerciale. Il vantaggio più grande di una simile parete, era la grande facilità con cui era possibile far aggrappare le radici di molte piante epifite come Microsorum ed Anubias, senza utilizzare ganci o ferretti strani metallici e non, ma semplicemente sfruttando le molteplici asperità, che le rocce stesse presentavano.


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La si può frantumare facilmente con un martello o una mazzetta e poi utilizzarla come un ottimo materiale da decorazione



https://www.youtube.com/watch?v=qhzDW6x1WcM


Potete vedere l’effetto ottenuto visionando proprio questo video che avevo realizzato all’epoca sulla prima deposizione di una nuova coppia. Se osserverete bene le immagini, sullo sfondo dell’acquario, noterete in varie sequenze, questa particolare parete di roccia lavica.
Uno dei dubbi più ricorrenti era rappresentato dal fatto che avevo paura che i pesci potessero ferirsi strusciando contro la roccia, ma nel mio caso forse per via delle dimensioni della vasca, o forse per come era arredata, non ho mai avuto pesci feriti.


Tiriamo le somme:


Questo penso, possa essere tutto quanto si poteva dire e raccontare sulla costruzione fai da te di uno sfondo interno 3D per il nostro acquario. La sua realizzazione come avrete capito, non è proprio semplice, ma nemmeno così impossibile.
La difficoltà maggiore a mio avviso, consiste proprio nel riuscire a sfruttare appieno le nostre doti artistiche e naturalistiche, prima ancora che manuali, con estro e fantasia, ma visto che non penso siano problemi così insormontabili, mi chiedo e soprattutto, Vi chiedo, perché non provarci?


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Note dell’Autore:

Questo articolo è stato da me pubblicato per la prima volta sul Forum acquariodolce.it poi diventato Microcosmo acquari tra gli anni 2013 ed il 2015.

La versione che avete letto è la stessa completa in tutte le sue parti integrata ed adeguata ad oggi, e da me pubblicata oggi su Acquariodolce.it



©Copyright 2017 Autore Marino Varetto - 09 Maggio 2017 - ©Copyright 2017 Acquariodolce.it

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Bibliografia e ringraziamenti dell'Autore:

- Il web tutto
- Wikipedia enciclopedia libera
- Rivista Aquarium , ed. Primaris
- Rivista Acquarium oggi, ed. Aquaristica
- La mia Biblioteca personale


“Sic Parvis Magna” “ Dalle cose piccole nascono le grandi”

“Non si deve perdere tempo pre dire quello che si è… Ma dimostrare invece, quello di cui si è capaci di fare”












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